STORIA
I fatti salienti della storia avianese si sono sviluppati intorno al maggior rilievo di questo territorio, il Monte Cavallo, che raggiunge quasi i 2300 metri di altezza. Il nome del monte lo si trova in documenti gia del X secolo. Il nome datogli vuole ricordare la forma a schiena di cavallo, oppure più probabilmente, affonda le sue radici in una lingua usata da popolazioni pre-romane che insediavano questi luoghi. In alta quota, infatti, furono rinvenuti reperti che testimoniano la più antica presenza umana nella regione Friulana che risalgono a ben 100 secoli fa.
Veduta del massiccio del monte Cavallo
Durante l’età del Bronzo e del Ferro il territorio costituì un’area di incontro e di transito fra realtà diverse, la pianura e la montagna; intorno al 1800 a.C. fiorì la particolare civiltà dei “castellieri” che si caratterizzò per le tombe monumentali a tumulto, gli abitati fortificati con terrapieni e per le attività di pastorizia e transumanza.
A partire dal II secolo a.C. le comunità che abitavano la regione dell’Alto Livenza e del Monte Cavallo vennero coinvolte nella romanizzazione del territorio; all’epoca di inizio impero, Aviano era caratterizzata dall’organizzazione romana e faceva capo al municipio di Concordia; il nome stesso era simbolo di questa appartenenza: il toponimo "Aviano", risalente a questo periodo, è di origine latina e di tipo prediale: deriva dal latino Avidius (o Avilius nome di un proprietario terriero locale) + anum, suffisso indicante la proprietà. Dopo il crollo dell’Impero, il passaggio su queste terre di Goti e Longobardi è attestato dal ritrovamento di numerosi reperti. Nel Medioevo Aviano fu compreso nel Patriarcato di Aquileia e fu sede di una pieve e di un castello.
In questi anni l’attività prevalente era l’agricoltura, con lo sfruttamento delle risorse idriche, silvestri e pastorali, offerti dalla montagna. Tuttavia, alcuni ritrovamenti archeologici fanno presupporre l’esistenza di una produzione economica rurale nelle zone pianeggianti.
Con il crollo dell’impero romano e l’avvento dei regni barbarici, la presenza umana nella zona non venne meno. Proprio allora si rafforzava l’organizzazione religiosa del cristianesimo, con la comparsa delle Pievi, strutture ecclesiali e sociali che amministravano interi distretti e costituivano centro di diffusione del vangelo ma anche di innovazione linguistica e culturale.
S. Maria Maggiore di Giais, costruita originariamente nel 1186

Tra il XII ed il XIII secolo risultano esistere nella zona ben tre pievi: Santa Maria di Calaresio o Montereale, Santa Maria di Giais e Santa Maria del Castello presso Castel d’Aviano; quest’ultima, poi denominata Pieve di Santa Giuliana, ebbe giurisdizione su varie chiese e cappelle. Nel corso dei secoli, Aviano fu oggetto dei disegni politici
di diversi protagonisti della storia: imperatori, Patriarchi d’Aquileia, vescovi di Concordia, cui si aggiunsero gli abati di Summaga e i vescovi di Belluno. In questi scontri di interessi, ebbe la meglio il
Principato di Aquileia e ciò portò ad un’organizzazione particolare del territorio, che si sviluppò attorno al castello. Il Castello, fondato intorno al X secolo, si presentava in realtà come una sorta di cittadella fortificata ubicata in posizione preminente, sulla cima di una collina: i nobili Habitatores che ne erano investiti avevano l’obbligo di risiedervi e di provvedere alla sua difesa.
Gli abitanti dei dintorni mantennero quindi una certa autonomia amministrativa e si dotarono di una domus communis nonché di istituzioni proprie (assemblee o vicinie, sindaci e merighi). Questo consorzio entrò a far parte del Parlamento della Patria del Friuli, organismo che dai primi del Duecento affiancava il patriarca nelle questioni belliche, politiche, giudiziarie e fiscali. Per quanto riguarda l’amministrazione religiosa, facevano riferimento alla pieve di Santa Maria, denominata Santa Giuliana in seguito alla costruzione dell’omonima chiesa, ultimata nel 1329.
La Pieve di Santa Giuliana aveva competenza sui chilometri attorno al castrum che tradizionalmente coincideva con il raggio d’azione su cui valeva il diritto militare esercitato dai castellani.

Tracce odierne della “Cortina di Giais”, antiche mura difensive del borgo.

I centri rurali vennero provvisti di cerchia murate che solitamente cingevano la Chiesa e gli edifici essenziali dove raccogliere popolazioni, bestiame e tesori in caso di razzie, stanziamenti o passaggio di truppe. Di queste difese popolari rimangono tracce toponomastiche e testimonianze architettoniche. Infatti gli attuali campanili in origine erano torri di rafforzamento delle muraglie o che in caso di bisogno potevano assumerne la funzione.
Alla fine del duecento e per tutto il trecento Aviano subì saccheggi e violenze a causa delle dispute e degli scontri che Venezia, i Carraresi, il comune di Treviso e vari feudatari ingaggiarono con i Patriarchi per il controllo del Friuli o di sue singole parti. Nonostante le continue violenze la comunità avianese si dimostrò molto solida e capace di resistere nel tempo alle numerose devastazioni.
Accanto al Castello, le altre realtà insediative erano gestite come villaggi, con a capo sindaci e meriga. Le alte cariche non potevano spettare alle donne, esclusa la loro partecipazione alle assemblee dei capi di famiglia in caso di vedovanza.
Le amministrazioni dei villaggi si occupavano di questioni relative alla giustizia più spicciola, al culto religioso e al governo del patrimonio collettivo. La proprietà era concentrata nelle mani dei feudatari e degli enti ecclesiastici cui andava buona parte del prodotto e del reddito, tramite prelievo diretto, censi, tasse. Le borgate rurali erano dotati di spazi di autonomia ma negli obblighi derivanti dall’appartenenza alla giurisdizione castellana.
A partire del XIV secolo, però, la villa di Aviano incomincia a sviluppare ordinamenti separati da quelli degli abitatori, tanto da entrare nella seconda metà del trecento nel Parlamento della Patria.
Castello di Aviano
Caratteristica della storia avianese nel quattrocento è la nascita di una dualità tra castello e comunità. Questo regime comportò una separazione anche in campo religioso con l’individuazione di una pieve autonoma e l’obbedienza a Concordia. Significativo nella trasformazione avvenuta in questi secoli è l’allentamento del legame tra San Marino e la Pieve di Calaresio e il progressivo avvicinamento, politico e militare, al castello.
Iniziava così a formarsi una comunità avianese non più circoscritta al paese Aviano ma a tutti i luoghi che formano l’attuale comune. Fondamentale per questa trasformazione è l’adozione di un unico
statuto per tutta la giurisdizione e gastaldia. In questo periodo Aviano viene assoggettato alla Repubblica di Venezia,venne aggregata alla gastaldia sacilese e ottenne la sua indipendenza nel 1424 ma a partire dal 1452 il Senato veneziano assegnò Aviano a un suo condottiero, Cristoforo Mauruzi da Tolentino, il quale tentò di svilire le prerogative locali di autonomia.
Alla fine del Quattrocento Aviano subì una drammatica invasione da parte dei turchi, preceduta e seguita da ripetute incursioni e devastazioni: l’incombente pericolo di invasione e conquista ebbe fine solo due secoli dopo, grazie anche agli interventi di padre Marco d’Aviano, frate cappuccino che contribuì a fermare i Turchi, giunti fino alle porte di Vienna, e che sarà beatificato il 27 aprile 2003. Ritornata la pace, molti esponenti del patriziato veneto acquistarono in questa zona beni e terre creandovi latifondi e facendosi erigere ville e fattorie.

Dopo la caduta della Serenissima Aviano fu dominata dai francesi prima e dagli austriaci poi; si costituì in Comune e fu eretta a Cantone, rimanendo capoluogo di mandamento anche sotto il dominio asburgico. Dopo la seconda metà dell'Ottocento, quando il Friuli entrò a far parte del Regno d'Italia, Aviano subì una forte recessione economica, divenne terra d’emigrazione e tale rimase fino a che la costruzione della ferrovia (XIX secolo, erezione della linea ferroviaria Sacile-Pinzano).
Inaugurazione della ferrovia di Aviano, il 28 ottobre 1930

L’emigrazione era un fenomeno per lo più temporaneo e stagionale: gli scalpellini avianesi erano molto richiesti all’estero e, con muratori, carrettieri e sterratori, contribuirono a costruire le ferrovie in tutta Europa.
Nel 1910 in località “Comina” nasceva la prima scuola di volo e l’anno successivo, entrava in funzione l’aeroporto di Aviano a partire dalla prima guerra mondiale, il campo assunse un’importanza
strategica e divenne sempre più vasto e importante. A partire degli anni cinquanta è sede della base NATO, e la sua importanza nello scacchiere politico-militare internazionale ha segnato il destino del
comune di Aviano.
Scorcio dell’attuale base aeronautica militare di Aviano

 

 ARTE

Una organica storia dell'arte avianese si fa iniziare dal XIV secolo, con l'esecuzione degli affreschi post giotteschi che decorano parte delle navate della Chiesa di santa Giuliana a Castello e che costituiscono uno dei più vasti cicli pittorici del Friuli.
Particolarmente significativa è la pittura a fresco delle chiese avianesi, ma l'arte in Aviano giunge generalmente attraverso i comprimari. Considerevole è l'opera di Gianfrancesco da Tolmezzo che, alla fine del Quattrocento decorò le pareti della chiesetta di San Gregorio a Castello con scene della Passione. Accanto a Gianfrancesco si ricorda l'opera di Girolamo de Stefanelli da Porcia che dipinse nel 1547 il presbiterio della chiesetta di Santa Caterina a Marsure con immagini della vita della santa che si rifanno all'opera del Pordenone e dell'Amalteo.
La scultura annovera prestigiosi intagliatori quali Bartolomeo dall'Occhio (statua di san Nicolò, chiesa parrocchiale di Castello), ma vive soprattutto di autori minori. Tuttavia, di particolare pregio sono le due croci astili della parrocchiale di castello, firmate dall'orefice Giacomo de Grandi di Noale (1548) e quella del duomo di Aviano d'età più tarda. Sono opere di grande impatto visivo e di considerevole tecnica e costituiscono l'apice di una oreficeria che, comunque, ad Aviano ha avuto sempre un buon livello.
Nel Settecento il desiderio di crescita culturale e artistica si manifesta con il rifacimento delle chiese maggiori e la costruzione di Palazzo Menegozzi.
L'Ottocento rappresenta una stagione felice con la sistemazione del parco dei Policreti di Castello, la nascita del Teatro Sociale del progettista Giambattista Bassi e con una serie di bei dipinti di cui Aviano si dota: opere di Francesco Floreani, Sebastiano Secante, Gian Antonio Fasolo, Andrea Celesti, Nicolò Ranieri, Francesco Ruschi.

Duomo di Aviano, Nicolò Ranieri "S.Brunone riceve le regole dell'ordine", sec.XVII Chiesa di San Gregorio, Castello di Aviano. Gianfrancesco da Tolmezzo "Crocefissione" sec.XIV

La vera ricchezza artistica di Aviano è probabilmente la sua conformazione urbana e le abitazioni di sasso - ancora presenti - che testimoniano la particolare abilità degli scalpellini. Infatti, fin dal 1875 è fiorente l'attività di estrazione e lavorazione della pietra con la quale vennero costruite opere famose non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Vi sono ad Aviano edifici di grande pregio artistico e bellissime abitazioni rustiche in sasso, sapientemente costruite da maestranze locali.

AVIANO

Il Duomo - la Pieve di San Zenone - è la chiesa principale. Risale al 1295, ampliato nel 1485 fu distrutto dai Turchi nel 1499. Venne ricostruito nel 1524, composto da una sola navata con portale di ingresso e fiancheggiato da un alto campanile. Esigenze demografiche portarono a costruire una chiesa più grande che venne realizzata nello stesso posto su progetto di Francesco Riccati. I lavori iniziarono nel 1775, ma la chiesa fu consacrata soltanto nel 1818 e terminata nel 1832 con il completamento della facciata con il portale e le tre statue dell'architetto G.B. Bassi. Nell'interno ad unica navata, sei cappelle delimitate da semicolonne corinzie, contengono lo stesso numero di altari. L'altare maggiore, del '700, è opera dello scultore G.B. Bettini, di linea semplice, con il tabernacolo a tempio, sovrastato da un crocifisso in legno con ai lati le statue di S. Martino e S. Zeno.

Duomo di San Zenone Il fonte battesimale nel Duomo di Aviano

Due altari della parete sinistra sono in pietra, provenienti dalla Chiesa veneziana dei Cavalieri di Malta: il primo rappresenta un dipinto che raffigura la conversione di San Paolo, opera di Antonio Masutti di Aviano il secondo una statua in marmo dedicata alla Madonna del Carmine, opera di L. De Paoli. L'altare in marmo della terza cappella dedicato alla Madonna del Rosario è opera di G. B. Bettini, ornato dalla pala capolavoro di Gasparo Narvesa che rappresenta la Madonna con il Bambino adorato da San Domenico e Santa Caterina. Ai lati sono rappresentati 14 misteri del Rosario, mentre la discesa dello Spirito Santo è situato al centro, in grandi dimensioni. Sulla parete sono raffigurati "L'Immacolata", un tempo sull'altare della vecchia sacrestia, Padre Marco d'Aviano e una pala con la Madonna in trono, il Bambino, S. Zenone e altri santi.
Il coro è impreziosito da tre grandi raffigurazioni: "l'incoronazione di santa Chiara", attribuita a G. Antonio Fasolo (1530-1572) seguace del Veronese, ammirevole per la valorizzazione degli abiti femminili, "S. Bernardo che guarisce un cieco" di Francesco Ruschi, bella per l'espressività figurativa ed il gioco chiaro-scuri; "l'Ascensione" opera del veneziano Giampietro Silvio che rievoca vagamente i dipinti del Tiziano. Sulla parete destra, nella cappella ove un tempo era l'altare di San Rocco, ora è collocato un gruppo ligneo dedicato al Sacro Cuore di Gesù, di scuola Valgardenese, gli altri due altari provengono anch'essi dalla chiesa di Venezia, dell'ordine di Malta: l'uno sormontato da un "Crocifisso in legno del 500", l'altro presenta una bella Pala con san Brunone che riceve le regole dell'ordine. Nella parete vicina interessanti sono la pala con Tobiolo e l'angelo tra i santi Biagio e Lorenzo e la Pietà di un ignoto pittore del 700. Semplici, ma apprezzabili le acquasantiere in pietra del 500 vicino all'ingresso, il fonte battesimale con portelle decorate risalente al '500. Diversi sono i dipinti di proprietà del Duomo: ritratto di Papa innocente XI (sec. XVII), San Giuseppe con il Bambino (scuola veneta del XVIII sec.), il Corpo di Cristo e l'Annunciazione (sec. XV), Cristo Crocifisso (scuola friulana XVII sec.), Madonna del Rosario in legno del '600 e un armadio di sacrestia in radica, mobile eccezionale in Friuli. Pregevoli sono per lo stile e l'epoca cui risalgono gli elementi ecclesiastici (croci, ostensori) che costituiscono il tesoro del Duomo.
Tra gli edifici di culto presenti in Aviano vanno ricordati:
- La chiesetta di San Pietro, oggi cimiteriale, di origini cinquecentesche;
- La chiesetta di San Giorgio in Monte, ubicata in cima al colle omonimo: l'edificio, di origini trecentesche presenta l'impianto tipico delle chiesette votive friulane;
- La chiesa dei SS. Martiri Concordiesi a Pedemonte, la cui costruzione risale alla seconda metà del XIX secolo.
L'architettura è caratterizzata anche da numerosi palazzi, dimore della nobiltà che risiedette nella cittadina. Si affaccia su Piazza Duomo il settecentesco Palazzo Menegozzi.

Palazzo Menegozzi

Costituito da un corpo centrale e due ali simmetriche, l'edificio nobiliare si evolve in due piani completati da timpano e statue; internamente segue la struttura delle ville venete e presenta interessanti affreschi paesaggistici e decori geometrici nelle sale al pian terreno e al primo piano. L'opera, come il giardino all'italiana e il muro di cinta, è attribuita all'architetto Francesco Riccati. Sul retro della villa si sviluppa un bel giardino all'italiana, e, all'interno della stessa, particolare interesse destano gli affreschi del salone principale, posto al primo piano, che riportano motivi geometrici e illusionistici, particolarmente apprezzabili per la freschezza delle invenzioni e la vivacità dei colori.
Accanto a Palazzo Menegozzi, si trova Palazzo Policreti Negrelli, risale ai primi dell'Ottocento, ha una facciata simmetrica, con frontone triangolare, porte e finestre rifinite in pietra.
Il Teatro della Società è il più importante edificio neoclassico di Aviano, progettato dall'architetto Giambattista Bassi nel 1844. E' caratterizzato da semicolonne doriche e due portali del pianterreno, mentre al piano superiore le finestre corrispondono alle aperture sottostanti. Sito in piazza Duomo, è sede della sala consiliare comunale.

Il Teatro della Società

Altri edifici da ricordare sono: Palazzo Tamai, edificio del XVIII secolo, su cui numerosi rimaneggiamenti hanno tolto il carattere di residenza signorile, visibile ora solo nel portale di ingresso e nelle finestre rifinite in pietra.
Villa Trevisan, già Cristofori e Oliva, dal tipico impianto della villa veneta secentesca, all'interno conserva decorazioni ottocentesche.
In località Ornedo si trova villa Policreti, ora Fabris, costruzione risalente alla seconda metà del 1500. È l'unica tra le ville patrizie di Aviano ad avere un oratorio intitolato a Padre
Marco.

VILLOTTA

La chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena risale al 1848 - 1854, ma se ne ha memoria fin dalla metà del Quattrocento. La Chiesa attuale, di pianta circolare ha un portale centrale e due campaniletti che sovrastano la copertura.
A Somprado si trova un capitello dedicato a Padre Marco d'Aviano. La leggenda narra che nella notte del 13 agosto 1699 (in cui morì Padre Marco) i suoi famigliari videro una luce abbagliante che subito sparì e in quel punto decisero di erigere un ricordo in suo onore.

La chiesa di S. Maria Maddalena 
MARSURE

La frazione di Marsure ha una storia antica, con la sua parrocchia esistente fin dal 1449, quale emanazione di San Zenone. La Chiesa venne distrutta durante l'invasione dei Turchi, in seguito fu più volte ricostruita, venne rimodernata nell'Ottocento e, definitivamente nel 1963.
Posta su un colle, è la chiesa dedicata a San Lorenzo: ha un ampia facciata, articolata da lesene che indicano la tripartizione interna. A fianco, sorge un alto campanile.

Chiesa di S. Lorenzo - Marsure


All'interno si può ricordare il gruppo ligneo della Pietà, che risale al Cinquecento, ed è conosciuto nella tradizione come Madonna delle Formiche, a protezione dei danni che queste arrecavano ai bachi da seta. La pietà è un pezzo unico per lo slancio ascensionale e il verticalismo che lo caratterizza.
Nella parte più antica di Marsure si erige la chiesetta di Santa Caterina d'Alessandria con le pareti copiosamente affrescate nel Cinquecento, probabilmente ad opera di Girolamo Stefanelli da Porcia, in uno stile simile a quello usato dal Pordenone.
In località Costa sorge la chiesa di San Valentino, settecentesca, con una struttura semplice e priva di elementi architettonici di rilievo.

Chiesa S.Valentino - Costa Santuario di Madonna del Monte - Costa

I marsuresi sono particolarmente legati al Santuario della Madonna del Monte che, secondo la tradizione, è sorto nel luogo in cui la Madonna apparì  al contadino Antonio Zampara nel 1510. Il Santuario fu consacrato nel 1615 e reso più armonioso nei primi anni del '900 dall'architetto Rinaldo di Venezia. Esternamente si caratterizza per una grande cupola rivestita di metallo; l'interno, molto luminoso, ha un ampio tiburio nel raccordo del quale sono collocate le quattro statue in pietra raffiguranti gli evangelisti.

CASTELLO D'AVIANO
Il Castello che dà il nome alla località risale alla prima metà del X secolo. Non è un unico edificio, ma un luogo fortificato su uno spiazzo di una collina. Oggi è fortemente degradato; rimangono solo alcuni tratti di cinta, tre torri quadrate ed una rotonda, i resti del mastio e del torrione originario, alcune abitazioni posteriori, la chiesa castellana. Quest'ultima è la chiesa parrocchiale di Santa Maria e Giuliana, fatta costruire dalla famiglia Trevisan (in sostituzione della precedente) nel 1589.
Affreschi della chiesa di S.Giuliana
La facciata rinascimentale mette in risalto il semplice portale e ai lati due nicchie ove sono collocate le statue di San Pietro e San Paolo, opera dello scultore Agostino Rubini. L'interno ad una sola navata ha il presbiterio sopraelevato per dare spazio ad una piccola cripta dove si trova un "Vesperbild" (Madonna seduta con il Cristo morto sulle ginocchia) di cui si hanno pochi altri esemplari in Diocesi. L'altare maggiore degli inizi del secolo XIX è fiancheggiato da due statue barocche dell'Annunciazione, le pareti del coro presentano due dipinti: in uno è raffigurata Santa Giuliana, nell'altro la Madonna, il Bambino e gli Angeli. Sull'altare di sinistra spicca la bella pala del '500 con San Nicolò e i Santi di anonimo pittore veneto, su quello a destra in una nicchia è collocata la statua policroma della Madonna con il bambino. Diversi gli arredi di interesse: l'elegante acquasantiera dell'inizio '600, opera di Alessandro Pavanello, il fonte battesimale del tardo '500, il lavabo della sacrestia e diversi armadi intagliati di stile secentesco. Sono di S. Nicolò, un dipinto della scuola veneta del '700 raffigurante la Decollazione di S. Eurosia ad alcuni preziosi oggetti di argenteria ed oreficeria. Nel cimitero del Castello si trova la primitiva chiesa dedicata a Santa Giuliana, che risale al 1329. Detiene grande importanza artistica per le opere che conserva, tra le quali sono da ricordare particolarmente le serie di affreschi attribuiti a scuole diverse, ma con sicuri influssi bizantini e post giotteschi che decorano le navate e l'arco trionfale. Esse sono senz'altro tra le opere di maggior rilievo presenti nella regione.
A Castello è necessario ricordare un altro monumento sacro: la Chiesa di San Gregorio, semplice costruzione quattrocentesca sul modello di altri edifici votivi presenti in Friuli, arricchita all'interno da una serie di affreschi del primo rinascimento raffigurante la Passione, attribuiti al pittore Gianfrancesco da Tolmezzo che ha saputo caratterizzare significativamente ambienti e personaggi.
Chiesa di S.Gregorio

Tra gli altri edifici di pregio, si può ricordare Villa Policreti, il cui nucleo più antico risale al 1500; nell'Ottocento fu arricchita nella parte posteriore con un colonnato dorico e venne creato il grande parco uno dei più belli del Friuli, oggi sede del Golf Club. Si annoverano poi, Casa Zoratti, signorile edificio del 1700 con qualche elemento stile liberty, affacciato sulla piazza del centro castellano e Casa Cristofori, costruita nel 1925, con motivi liberty e neogotici.

L'architettura di Giais si caratterizza per la presenza di diverse case in pietra e, unico caso in Friuli, per l'antica cortina - sorta di recinto fortificato - ancora riconoscibile.

Strada Cortina

Poco distante vi è la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore, esistente già nel 1531, profondamente modificata nel XIX secolo e quindi interamente ricostruita agli inizi del '900 dall'architetto Saccardo di Venezia.
Ha una facciata a capanna, tripartita da 4 lesene, terminanti in pinnacoli. L'interno è strutturato ad aula, con presbiterio rialzato e due altari laterali.
In mezzo alla campagna si trova la chiesetta di San Biagio, edificio di semplice fattura, risalente probabilmente al XVII secolo.
E' presente poi una chiesa dedicata a Sant'Antonio da Padova, risalente al XVII secolo. All'interno è posta una statua lignea della fine dell'Ottocento, raffigurante il santo.

La frazione ha una chiesa parrocchiale di una certa imponenza che nell'attuale conformazione si fa risalire alla seconda metà dell'Ottocento, ma sicuramente fu costruita in epoca anteriore. Lo stile neoclassico della facciata fa ritenere che a progettare la chiesa possa essere stato l'architetto G. B. Bassi. L'interno è a navata unica, con presbiterio e quattro cappelle laterali, ornate da dipinti e statue lignee appartenenti probabilmente alla precedente chiesa.
A San Martino di Campagna esistono due antichi oratori: il primo, dedicato a San Floriano, risalente al XV secolo, conserva una bella statua lignea raffigurante Sant'Isidoro, attribuita a Giacomo Onesti e quindi collocata attorno al 1626.
Il secondo oratorio è dedicato a San Pellegrino, è una piccola costruzione, interamente rimaneggiata nel dopoguerra.

Chiesetta di S. Floriano
Particolare di un affresco in S.Floriano
PEDEMONTE E PIANTE

Si ritiene che il borgo di Pedemonte, sviluppatosi sul tratto di via che porta alla chiesetta dei Santi Martiri, sia stato fondato da pastori, cavaioli e boscaioli. Varcato a caso un portone, si può osservare qualche scala esterna in pietra; la più antica è formata da due brevissime rampe con muretto laterale e cornice a lastre.
In un altro cortile dove le scale esterne sono due, una presenta un gradino avente sotto l’orlo e nel mezzo una testa di angelo alato. Si crede che la scala comprendente questo gradino sia appartenuta alla vecchia chiesa di Aviano.
Davanti la chiesa la strada si divide: a destra per la cava di pietra e la collina di San Giorgio, a sinistra per il Piancavallo.
Il borgo di Piante è invece un gruppo di vecchie abitazioni, una delle quali, di epoca settecentesca, presenta sull’architrave del portone una testa baffuta a chieve dell’arco demolito (Rimangono gli stipiti originali del portone).